In viaggio attraverso il Sud America

Li seguo da quando son partiti e oggi vorrei presentarveli ! Sono in viaggio per il Sud America su due ruote grasse con lo spirito avventuriero che si deve avere per compiere questo genere di cose… Senza perdere altro tempo vi presento Paolo e Pinar di Picilisti.

Li ho raggiunti tramite il sito e mi tengo aggiornato sia con il loro profilo Twitter che Facebook, così, dopo diverse settimane di viaggio ho poi deciso di rivolgergli qualche domanda per capire come la stanno vivendo e cosa ha dato il a tutta l’avventura.

IO: ciao Paolo, ciao Pinar, come sapete vi seguo da prima della vostra partenza, so che tu Paolo sei appassionato di fotografia e tu Pinar sognavi di viaggiare per il mondo fin da piccola, vorreste raccontare ai nostri amici cinghiali cosa è scattato dentro di voi, quale molla/meccanismo vi ha fatto dare le dimissioni dal lavoro, lasciare casa e gettarvi anima e corpo in questa avventura?

P: Ci sono delle esperienze che devono essere fatte nella vita: il primo bacio, la prima birra, il primo lungo viaggio in bicicletta in cui ti metti alla prova tutti i giorni, la prima volta in cui decidi di andare a vedere come è fatto il mondo, km per km, con calma.

Quello del viaggio attraverso il Sud America è un progetto che è stato chiuso nel cassetto per un po’ di anni in attesa del momento opportuno per essere realizzato e adesso di siamo dentro in pieno. Meglio fare e pentirsi che pentirsi di non avere fatto, si dice, no?

 

IO: 5000Km, una bella distanza… questo è il percorso scelto all’inizio ,sapevate esattamente cosa vi aspettava? Avete dovuto fare delle varianti?

P: Quando parti per un viaggio in bicicletta non sai mai cosa ti aspetta, ti basta una po’ di neve o un piccolo guasto meccanico per sconvolgere tutto, l’improvvisazione è molto importante. Sapevamo però che avremmo dovuto fare i conti con la cordigliera andina e con l’inverno, con temperature che scendono abbondantemente al di sotto dei -10°; sapevamo che avremmo visto poco asfalto e che avremmo passato molto tempo ad altitudini “mozzafiato”. Non ci aspettavamo però che il pedale di Pinar (mia moglie) si rompesse a 4.300 metri di altitudine, lungo una strada sterrata percorsa da non più di due camion al giorno: ha pedalato per oltre 200 km senza sfere prima di trovare una bicicleteria.

Varianti? Si, certo! Domani ad esempio partiamo da Sucre in direzione est, invece che nord: ci hanno detto che sulla strada che va verso La Paz non c’è nulla di interessante da vedere, mentre a est ci sono cascate, animali esotici, castelli. Non ci abbiamo pensato due volte: il viaggio deve essere anche e soprattutto una gioia per gli occhi.

 

IO: Conosco diversa gente che è stata in Cile e l’ha trovato un posto magico, fuori dal nostro concepire la vita, tutto ha un sapore diverso… cosa vi ha colpito?

P: Del Cile, ma in generale di tutti i paesi sudamericani visti finora, mi ha colpito l’atteggiamento delle persone, che non risponde esattamente al nostro motto “il tempo è denaro”. Qui le persone hanno tempo, si prendono il tempo per le altre persone. E poi ci sono dei paesaggi incredibili, per non parlare dei vini… Ho scoperto che i vini boliviani non sono affatto male. Come mai questa meta?

Perché abbiamo  sempre subito il fascino di questo continente, quasi fosse l’atra faccia della’Europa, quella senza cravatta, e poi perché abbiamo sempre visto delle foto meravigliose di questi luoghi. E infine anche per metterci alla prova: l’estate scorsa abbiamo pedalato per 3 settimane in Islanda e ce La siamo cavata bene, e quindi abbiamo alzato un po’ l’asticella.

IO: Avete affrontato il freddo, il caldo, l’altitudine e chiesto alle vostre gambe sforzi notevoli e io mi esalto e resto affascinato dalle vostre foto e parole, lo spirito di adattamento credo sia essenziale, vi siete mai sentiti sopraffatti?

P: No, e soltanto perché eravamo ben equipaggiati e perché abbiamo capito quando era il caso di continuare e quando di mollare: al nostro arrivo a San Pedro de Atacama, in Cile, le condizioni meteo hanno iniziato a peggiorare rapidamente, per questo abbiamo deciso di attraversare il confine con la Bolivia a bordo di un fuoristrada. Il giorno dopo il nostro passaggio, il passo è stato chiuso per neve e lo è tuttora. In questo momento c’è un ciclista lituano che da due settimane aspetta che aprano il passo. Credo che lui si senta sopraffatto.

 

IO: Che tipo di attrezzatura avete con voi?

P: Due biciclette da viaggio con telaio in acciaio, ruote da 26”, portapacchi anteriore e posteriore, tenda tunnel, fornellino a benzina, pezzi di ricambio per la bici, utensili e le solite cose, in generale parliamo di circa 40-45 kg a testa.

IO: Avete portato tutto direttamente dall’Italia?

P: Si, a parte un paio di caldissime calze di lana di lama che metto per andare a dormire.
Siete grandi, a voi tutta la nostra stima, volete raccontarci qualche aneddoto non ancora narrato nei vostri post?

Si, ed è molto divertente. Subito dopo il confine tra Argentina e Cile, 25 km dopo per l’esattezza, si arriva ad una minuscola stazione di  polizia in mezzo al deserto. Io e Pinar siamo stanchissimi e la distanza dal confine  alla stazione di polizia è tutto quello che siamo riusciti a percorrere in un’intera giornata complici il vento, l’altitudine, il terreno sabbioso e la bellezza del paesaggio che ci costringeva a pause frequenti per fare foto. Arrivati al posto di controllo siamo talmente stanchi che decidiamo di fermarci e chiediamo ai poliziotti se c’è la possibilità di dormire all’interno della stazione. Ovviamente ci rispondono in modo negativo e ci suggeriscono di pedalare per altri 8 km (in salita) per raggiungere un accampamento di minatori dove ci avrebbero accolti.

Al loro rifiuto, comunichiamo che avremmo montato la tenda accanto al posto di controllo per proteggerci dal vento. La storia finisce con me e Pinar che scendiamo da un pickup dei carabineros cileni davanti all’accampamento dei minatori e passiamo la notte in una stanza tappezzata di poster di donne nude.

IO: La curiosità ora aumenta: ma una volta finito il viaggio? Quali sono i progetti?

P: Una volta finito il viaggio ci trasferiamo in Turchia, a Smirne, sul Mare Egeo. Magari tra qualche anno apriamo un Bed and Bike sulla costa…

IO: Siete stati gentilissimi, prossima tappa?

P: Prossima tappa, Talampaya, Bolivia!

 

Se il loro viaggio vi incuriosisce vi lascio il link alla loro raccolta fotografica e ricordo il link al sito di Picilisti. Io li ringrazio per la loro cortesia e disponibilità e prima di lasciarci ecco alcune stupende foto!